martedì, 19 febbraio 2008

Da qualche giorno pensavo di interrompere il silenzio, di tornare a scrivere, di tentare di recuperare le relazioni, i rapporti che attraverso questo blog sono nate negli anni. Relazioni e rapporti che non ho mai considerato virtuali ma reali, ché ciascuno di voi è reale. Come reale sono io. Il mio modo di essere mi porta a chiudermi in me stesso ogni volta che ho problemi, problemi seri. Un controsenso: quando hai problemi devi chiedere l’aiuto degli altri. Ma tant’è! Ogni volta alzo muri invalicabili, finché non me ne tiro fuori.

Da qualche giorno le cose vanno meglio e, appunto, avevo deciso di scrivere, quando mi capita per le mani una mail di Paolo Barnard, un collega che non ho il piacere di conoscere personalmente ma che conosco per le sue inchieste giornalistiche trasmesse da Report. Ed è proprio di una di queste inchieste che parla la mail. Qualcuno, forse, la conosce già, ché gira da una decina di giorni, ma non voglio privarvi del piacere di scoprire e assaporare tutto, parola dopo parola, via via che leggete, dunque non anticipo nulla.

Buona lettura.


Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell'informazione di cui non si parla mai. È la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell'appoggio dell'indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l'opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti “fuori dal coro”. Si tratta, in sintesi, dell'abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste “scomode”. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d'informazione ve lo illustro citando il mio caso.

Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.

Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un'inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l'11/10/2001 ("Little Pharma & Big Pharma"). Col comparaggio (reato da art. 170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato: «Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie») e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA).

L'inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il 15/2/2003.

Per quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004 (1) da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte. Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della RAI prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare. Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non preoccuparmi (2). La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi.

All'atto di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la RAI in questa controversia legale. (3) Ma non solo. La linea difensiva dell'azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa. (4) E questo per un'inchiesta di pubblico interesse da loro> (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata.

**(la RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva (5), dove è sancita la sollevazione dell'editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l'accordo con Milena Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giustificabile l'operato della RAI in questi casi).

Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per RAI e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l'impresa della Gabanelli, faccio in questo caso un'inchiesta che la RAI stessa esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro di me. La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio> perdite che non mi posso permettere.

Ma al peggio non c'è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una> raccomandata. La apro. È un atto di costituzione in mora della RAI> contro di me. Significa che la RAI si rifarà su di me nel caso> perdessimo la causa. Recita il testo: «La presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la RAI s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell'eventuale accoglimento della domanda posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della RAI medesima». (6)

Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell'incredulità. Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a intervenire presso la RAI, e magari anche pubblicamente, contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all'evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che «la rivalsa che ti era stata fatta (dalla RAI contro di me, nda) è stata lasciata morire in giudizio... è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire nel giudizio in corso... Finirà tutto in nulla.» (7)

Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell'atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome. Non solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro quell'atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della RAI che è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli ultimi atti del processo in corso. (8) Non mi dilungo. All'epoca di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato anche la RAI. Non ci sarà mai più un'inchiesta da me firmata sull'emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l'unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste “coraggiose”. Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari.

Così la mia voce d'inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo. Ecco come funziona la vera “scomparsa dei fatti”, quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli “editti bulgari”, i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.

Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori. Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare. Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità. Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema.

Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l'energia possibile questa realtà, via mailing lists, siti, blogs, parlandone. Ma ancor più accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate. In ultimo. È assai probabile che verrò querelato dalla RAI e dalla signora Gabanelli per questo mio grido d'allarme, e ciò non sarà piacevole per me. Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva.

Grazie di avermi letto.

Paolo Barnard dpbarnard@libero.it

Note:

1) Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004.

2) Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo.

3) Nel volume "Le inchieste di Report" (Rizzoli BUR, 2006) Milena Gabanelli eroicamente afferma: «...alle nostre spalle non c'è un'azienda che ci tuteli dalle cause civili». Prendo atto che il prestigioso studio legale del Prof. Avv. Andrea Di Porto, Ordinario nell'Università di Roma La Sapienza, difende in questo dibattimento> sia la RAI che Milena Gabanelli. Ma non me.

4) Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo- R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005: «Per tutto quanto argomentato la RAi-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l'Illustrissimo Tribunale adìto voglia:...porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria...».

5) Un esempio di questa clausola tratto da un mio contratto con la RAI: «Lei in qualità di avente diritto... esonera la RAI da ogni responsabilità al riguardo obbligandosi altresì a tenerci indenni da tutti gli oneri di qualsivoglia natura a noi eventualmente derivanti in ragione del presente accordo, con particolare riferimento a quelli di natura legale o giudiziaria».

6) Raccomandata AR n. 12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo Studio Legale Di Porto per conto della RAI contro Paolo Barnard, Roma, 3/10/2005.

7) Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18

8) Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876 Cronologico, 18/5/2007: «la parte convenuta RAI-Gabanelli insisteva anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005...». (si veda nota 4)

postato da: almostblue58 alle ore 15:58 | Permalink | commenti (29)
Commenti
#1   19 Febbraio 2008 - 22:47
 
Bentornato, Seb. Spero che i problemi siano risolti, è stato un anno brutto per molti.
Ferisce leggere questa lettera: ci si aspetta sempre che almeno le persone che credi fuori dal coro non si ammutoliscano ad hoc... Invece scopro sempre più spesso che accade eccome. Per principio concedo sempre il beneficio del dubbio, ma temo che non ci sarà possibile ascoltare l'altra campana.
O sì?
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#2   19 Febbraio 2008 - 22:54
 
qui c'è la risposta della Gabanelli

http://oknotizie.alice.it/go.php?us=18800859c8e35f3d
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#3   19 Febbraio 2008 - 22:57
 
e qui la replica di Barnard

http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=5906
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#4   20 Febbraio 2008 - 02:31
 
Alba i problemi, almeno i più pressanti, sono in via di soluzione e fra qualche giorno spero che siano solo brutti ricordi, strascichi nell'anno nero appena finito che sono anati a raggiungerlo.
Quanto al resto... Jené (grazie!) ha aggiunto altri elementi che rendono il tutto più completo
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#5   20 Febbraio 2008 - 12:01
 
Grazie, Jeneregretterien, adesso ho sentito l 'altra campana.
Non mi è piaciuta.
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#6   20 Febbraio 2008 - 23:19
 
non è piaciuto neanche a me, per nulla.
Anzi, come si suol dire, m'è caduto un mito.

Almost, spero che ora vada tutto bene.
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#7   20 Febbraio 2008 - 23:59
 
bentornato!
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#8   21 Febbraio 2008 - 20:02
 
Che piacere rileggerti!

Ti abbraccio, Isk (sempre quella di summertime, che ora ha pure un blog)
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#9   22 Febbraio 2008 - 11:45
 
la lettera è una vera martellata sui coglioni. Molto triste anche se tutto quello che è successo alla libera informazione e ai media in questi ultimi quindici anni mi portano a soffrire molto ma a non stupirmi più di nulla... e credo sia la cosa peggiore. L'assuefazione alla merda...
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#10   22 Febbraio 2008 - 14:16
 
Alba, Jené nemmeno a me è piaciuta, per niente.
quanto al resto, diciamo che va meglio. guardo al futuro personale con meno sfiducia di prima (su quello collettivo, invece, stendiamo un velo pietoso). nelle prossime settimane dovrebbero sbloccarsi (spero in positivo) un paio di progetti che potrebbero contribuire alla mia serenità. incrociao le dita.

Alex grazie :)

Iskra grazie :) verrò a leggere :)

Giuppe intanto bentrovato :)
e poi evitiamo di assuefarci, anche se ciò potrebbe farci sentire disadattati (io disadattato lo sono)
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#11   23 Febbraio 2008 - 15:30
 
Non posso crederci, sei tornato!!!!
Ogni volta che aprivo qua incrociavo le dita, sperando di trovarti :-))
Bene, ora vado a leggermi il post.
Un abbraccio.
Anna
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#12   24 Febbraio 2008 - 18:18
 
almost finalmente il tuo feed ha fatto un trillo :)

Che dire... è una vitaccia :)

Tanta solidarietà :)
utente anonimo

#13   24 Febbraio 2008 - 18:52
 
Leggere una storia del genere mi fa stare ancora più male...
Ma credo che ancora di più dobbiamo lottare per la democrazia, ognuno nel nostro piccolo, senza arrenderci mai.
Tu che dici?
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#14   02 Marzo 2008 - 11:42
 
ciao almost.
anche io quando ho problemi mi isolo per cercare di fare un po' di chiarezza da sola, vivermi la tempesta e ritrovare un piccolo equilibrio. so che bisognerebbe chiedere aiuto, ma penso che prima di farlo, una chiacchierata con se stessi senza voci altrui, sia necessaria. solo dopo quella fase riesco a chiedere aiuto e con umiltà ad affidarmi. e qui mi collego anche alla deprimente vicenda di barnard, di cui ero venuta a conoscenza grazie a un intervento su radio rai tre. questione di fiducia...
nella professione giornalistica, specie se sei collaboratore e se ti ci fanno restare per anni e anni, sei talmente scoperto che ti cambiano i pezzi all'ultimo momento o te li tengono in ghiacciaia fino all'oblio. anche questa è censura. è sempre meno lo spazio per le inchieste che abbiano fondamenta tanto da scuotere quelle di altri sistemi, proprio perché l'editore non garantisce e il direttore non vuole rogne né con l'editore né con la fitta rete di rapporti e relazioni che ti permette anche di avere pubblicità in pagina e notizie. e qui ci sarebbe da chiedersi cosa è una notizia e in che rapporto sta con l'informazione (e con i fatti) e quanta ce n'è in italia appunto. spero che il coraggio di barnard gli porti bene e spero che marzo porti a te e a tutti aria fresca e motivi per nuovo vigore. ciao
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#15   02 Marzo 2008 - 23:45
 
Ciao almost,
dopo il tuo articolo mi sono informato e ho visto che su Arcoiris c'è una intervista di Barnard che dice la sua su questa faccenda molto triste e preoccupante per la libera informazione.

Per chi è interessato, ecco il link

http://movies10.arcoiris.tv/movies/arcoiris_bologna/barnard_big.wmv
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#16   14 Marzo 2008 - 16:32
 
E' un piacere leggerti, complimenti.
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#17   20 Marzo 2008 - 15:20
 
Confidando che il vento, il profumo, i petali, di primavera portino qualche schiarita anche per te... Buone cose ed in bocca al lupo!
Abbraccio, E.
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#18   23 Marzo 2008 - 09:32
 
Avevo letto la questione su Nazione Indiana.
Molto, molto inquietante.

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#19   27 Marzo 2008 - 10:25
 
la felicità di rielggerti è grande!!!
conosco lo stato d'animo che prende in certi momenti, io sono stata lontana da tutto molto, ma molto tempo...
ma il rileggerti credimi è una grandissima felicità!!
che gli Dei ti sian propizi!!!
chicca
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#20   30 Marzo 2008 - 21:12
 
torna presto seba
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#21   01 Aprile 2008 - 22:57
 
un abbraccione forte stef
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#22   05 Aprile 2008 - 12:43
 
In attesa di tue nuove...
Un caro saluto
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#23   12 Aprile 2008 - 19:30
 
Ciao Sebastiano!
Eri appena tornato ed io, nel frattempo, ero scomparso. Chissà quando riusciremo ad incrociarci in tempo "quasi" reale?
Sperando che i problemi vari trovino presto soluzione, ti saluto e mi auguro di rileggerti quanto prima.
Maurì
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#24   13 Aprile 2008 - 23:10
 
Ciao Sebastiano,
sono un amico di vecchia data (ti ho appena scritto privatamente).
Spero che tu possa risollevarti presto e tornare a scrivere come un tempo.
Ricordati che sei anche una fonte di ispirazione ed un esempio per tanti che ti seguono.
Coraggio! A presto
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#25   14 Aprile 2008 - 04:07
 
Un abbraccio, amico mio.
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#26   24 Aprile 2008 - 16:38
 
Caro Sebastiano, a quanto pare i giorni bui faticano a diradarsi, non è di consolazione neppure questa recalcitrante primavera a tratti invernale a tratti estiva, che tu sai ben cogliere negli sguardi fotografici e che sicuramente potresti ben tradurre in parole, assieme agli eventi che non mancano di chiedere un tuo contributo...
Abbraccio, E.
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#27   30 Aprile 2008 - 08:20
 
bell'uomo, ma esisti ancora???
io un abbraccione te lo lascio lo stesso...:-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente robertomazzuia

#28   16 Maggio 2008 - 14:09
 
Salve!
Ho letto, con tutto l'orrore che merita, la email di Paolo Barnard, che non conoscevo, anche se di tanto in tanto guardo il programma della Gabanelli. Sono senza parole...mi viene soltanto da pensare che la vicenda conferma la mia idea di questo periodo del profondissimo scollamento creatosi tra efficenza tecnica e professionale e moralità, in tutti i settori lavorativi, mi verrebbe da dire in tutti i settori del vivere, quasi che anche la relazione con il prossimo ormai faccesse parte non di "affinità" bensì di "professionalità", appunto, efficenza nel rapportarsi all'altro secondo una maschera che inizialmente e anche alla fine ha sempre come unico e solo obiettivo il proprio interesse personale!!!
Hai voglia di essere confusa dalla maggior parte degli spettatori che ti segue (come nel caso della Gabanelli) quasi come una santa che combatte multinazionali e forti interessi economici.
Fa anche molta impressione riflettere, ancora una volta sul valore dell'informazione televisiva, tutta!

Grazie per questa preziosa informazione, guarderò certamente anche i siti citati.
Ciao.
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#29   16 Maggio 2008 - 18:41
 
Ottobrenotte sì, non è una storia edificante e dà il segno di quale sia la situazione dell'informazione Rai meno paludata e, soprattutto, di quale sia la situazione in cui un qualsiasi giornalista con la schiena dritta è costretto a lavorare (o a non lavorare).
condidivo ciò che dici a proposito dei rapporti interpersonali imperniati sulla "professionalità", intesa come individualismo, che mi pare una delle caratteristiche della nostra epoca. purtroppo
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