Ci sono catene che limitano, legano, costringono: quelle dei prigionieri, degli schiavi. Incatenano, appunto. Ci sono catene che irritano, spaccano i cosiddetti, quelle che ti promettono gioia felicità fortuna ma… se non la mandi ad altre dieci persone entro i prossimi dieci minuti capiterà uno tsunami nel tuo appartamento e ti spiaccicherà contro il muro senza causare alcun danno agli altri condomini. Tsunami ad personam, come certe leggi della maggioranza parlamentare che, però, al contrario dello tsunami fanno bene al destinatario. Eppoi ci sono catene che liberano - ossimori viaggiatori -, che si propagano nella rete al solo scopo di stuzzicare la tua fantasia, tirar fuori uno spicchio del tuo vissuto, stimolarti a raccontare, a raccontarti. Questo era (poteva essere) la catena sui dischi che ascoltiamo, passata come un rastrello nelle scorse settimane a setacciare i nostri gusti musicali (a tal proposito voglio segnalare il magnifico post di MalediMiele).
È il caso anche della nuova catena che sta circolando ultimamente, abbastanza in sordina rispetto alla dirompente propagazione della precedente, una catena che invita a raccontare le nostre letture. Isabella m’ha chiamato in causa, insieme ad altri (“per approfondire la loro anima”), e io, grato, mi accingo a raccontare.
Che libri ho? In una suddivisione di massima, direi che ho 600/700 libri di storia contemporanea, la stragrande maggioranza dei quali sulle mafie (soprattutto su Cosa nostra), sulla strategia della tensione e le trame (atlantiche) degli anni 60-80; libri sull’economia criminale (una trentina), sul malaffare (che non è nato con Tangentopoli); sui movimenti degli anni Settanta, sul terrorismo rosso e nero e simili amenità. E pile di volumi delle commissioni d’inchiesta parlamentare su mafie, caso Moro, Sindona, P2 e compagnia destabilizzante. Ossessionato dalla “verità” fin da tenera età, non sono riuscito a sottrarmi alla morbosa attrazione verso la storia più o meno occulta del nostro paese. Se dovessi consigliare tre libri tra questi, suggerirei Gli americani in Italia di Roberto Faenza (che i più magari conoscono come regista di Sostiene Pereira) e Marco Fini, pubblicato nel 1976 da Feltrinelli e ormai introvabile; La Svizzera lava più bianco di Jean Ziegler, pubblicato da Mondadori nel 1990 (da tempo fuori catalogo, ma - come per il precedente - potete sempre tentare in qualche buona biblioteca) e il recente Intoccabili di Saverio Lodato e Marco Travaglio a cui ho dedicato un post non tanto tempo fa.
Buona parte della libreria (circa 300 volumi) è occupata da letteratura italiana (Calvino, Carlo Levi, Primo Levi, Pasolini, Maraini, Ginsburg, Benni) e straniera (Capote, Carver, Hemingwey, Queneau, Norman Mailer, Fitzgerald, Galeano, Soriano, McEwan), soprattutto contemporanea, pochi classici. E anche poca poesia, una cinquantina di libri (Neruda, Lorca, Kavafis, Prevert, Quasimodo, Ungaretti), perlopiù comprati e letti da giovane. Li ho ripresi in mano negli ultimi anni, dopo l’11 settembre. Li avevo lasciati da mia madre, in Sicilia; sono tornato giù apposta per riprenderli.
Ho circa 500 tra gialli, noir e simili, soprattutto italiani (Lucarelli, Carlotto, De Cataldo, Macchiavelli, Genna); di stranieri, tanti Montalban, Ellroy (splendido American tabloid, spietato ritratto dell’America dei Kennedy), Taibo II, Izzo, Manchette e, ovviamente, Hammet e Chandler. Inutile dire che ho letto tanto Sciascia, Giuseppe Fava, Buttitta (che secondo me avrebbe meritato il Nobel) e compro quasi tutto ciò che becco di autori siciliani e sulla Sicilia.
Una ventina di libri sono sul giornalismo (storia e tecniche) e sull’informazione.
Ho un debole per Truman Capote, il suo A sangue freddo è il noir - in realtà un reportage su un sanguinario fatto di cronaca nera - più agghiacciante e affascinante che abbia mai letto, l’ho trovato in una cascina abbandonata dalle parti di Varese una ventina d’anni fa.
Negli ultimi anni compro quasi esclusivamente gialli e noir, soprattutto di scrittori italiani, spinto dalla curiosità di vedere come si misurano con la cronaca e la storia italiana. Il massimo per me è Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo, seguito da Arrivederci, amore ciao di Massimo Carlotto. Ma lo scrittore di genere che, complessivamente, leggo più volentieri è Loriano Macchiavelli.
Di altro, compro e leggo quasi con regolarità (cioè quasi tutto ciò che hanno pubblicato) Stefano Benni e Daniel Pennac. Pennac me l’ha fatto conoscere un amico che l’aveva letto in francese, nel ’91, prima che diventasse un fenomeno letterario. Ho comprato Il paradiso degli orchi, ho letto le prime cinque pagine, ho chiuso il libro, sono uscito, sono tornato in libreria, ho comprato anche i due successivi, sono tornato a casa e li ho letti tutti e tre di fila. Poi ho cominciato a regalarli agli amici, contribuendo, nel mio piccolo, a renderlo famoso e a rimpolpare il suo conto in banca.
Il romanzo che più m’è piaciuto l’ho comprato perché m’attirava il titolo, Il coraggio del pettirosso di Maurizio Maggiani, un concentrato di passione civile che si snoda attraverso il racconto di una comunità di anarchici italiani ad Alessandria d’Egitto. Di Maggiani ho letto anche La regina disadorna e, sebbene mi sia piaciuto, non ha il fascino del precedente.
Molte delle mie letture giovanili - 300/400 libri - sono rimaste in Sicilia (non so più dove mettere libri e le altre pile cartacee che occupano militarmente casa): tanta beat generation (Kerouac, Corso, Ferlinghetti, Burroughs e compagnia sballante, e un po’ di volumi della Pivano); tanti libri sulla storia della musica rock, jazz, blues, cantautori italiani e dintorni e tanti libri con testi di canzoni (7 anni di radio, dagli albori delle “radio pirata”); quasi tutto Nietzsche (letto subito dopo il servizio militare) e non ricordo che altro ci sta giù… Saggi sul marxismo, sull’anarchia…
E poi tantissimi fumetti. Svariate migliaia. Quasi tutto ciò che è arrivato in edicola negli anni 80 (Totem, Pilot, Orient Express, Metal Hurlant, Comic Art, L’Eternauta, Il Grifo, Frigidaire, Corto Maltese…) e tanti Bonelli (Tex, Dylan Dog, Martyn Mystere, Julia…) che leggo abitualmente. Assolutamente digiuno di manga giapponesi e supereoi Usa (sempre detestati). Il mio preferito è Ken Parker, di Berardi e Milazzo, il personaggio a fumetti più poetico che conosca.
Fumetti a parte, risulta evidente che le mie letture sono molto condizionate dall’interesse che ormai è professionale (maniacale?) per i “misteri” italiani.
L’ultimo libro che ho comprato. Se escludiamo i tre gialli Mondadori che ho comprato nel pomeriggio, Perceber di Leonardo Colombati (ma non l’ho ancora letto).
Cosa consiglio agli amici? Autori che mi sono piaciuti particolarmente: Pennac, Ellroy, De Cataldo e Carlotto dovrebbero passarmi una percentuale sugli introiti. Ma anche il teatro di Giuseppe Fava, un grande (anche se pressoché sconosciuto ai più) intellettuale siciliano (e italiano) del secolo scorso.
Cosa sconsiglio? Sono allergico ai best seller. Camilleri incluso. Anche se, di Camilleri, mi sono piaciuti parecchio La concessione del telefono e Il birraio di Preston (me li hanno regalati entrambi). Montalbano lo preferisco in tv.
Chi chiamo in causa? Sperando che mi vada meglio che con la musica (3 su 5 non m’hanno cagato manco di striscio), mi piacerebbe sapere cosa leggono MalediMiele, Verdad, Yae, Rosabianca (che m’ha già bidonato con la musica, ma sono testardo) e Sear.
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Oops... dimenticavo due cose.
Sto leggendo La nuova guerra mondiale - Terrorismo e intelligence nei conflitti globali di Antonio e Gianni Cipriani (Sperling & Kupfer) e di che parla mi pare evidente fin dal titolo. Tanto per cambiare, un libro che ha a che fare col mio mestiere, su un argomento di estrema attualità; una sorta di manuale estremamente utile per chi vuole districarsi nella selva di bombaroli e di spioni che affollano i luoghi più "caldi" del pianeta. E sto leggendo anche Le ombre della città, una raccolta di 16 racconti gialli di autori italiani curata da Marcello Fois (Gialli Mondadori). A cimentarsi con un po' di misteri ambientati a Bologna - la città in questione -, lo stesso Fois, Carlo Lucarelli, Luigi Bernardi, Maurizio Matrone, Giampiero Rigosi, il grande Loriano Macchiavelli e altri ancora.
L'altra cosa che dimenticavo è che, ovviamente, chiunque volesse farlo può dire la sua.
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O.T.
Con le 15 parole avete scritto cose bellissiime. Continuate. Presto scriverò anch'io.
Ora è davvero tutto.






